Esplora alcuni dei progetti più recenti. Ogni giardino racconta una storia unica, frutto di passione, collaborazione e competenza. Dalla progettazione alla realizzazione, seguo ogni fase con precisione e attenzione ai dettagli.

Lavori recenti

Panzano in Chianti

Panzano in Chianti

Immerso nei vigneti del Chianti Classico, questo giardino di circa 3000 metri quadri, nasce dal desiderio dei proprietari di avere uno spazio esterno ricco di fioriture, diventando un ambiente unico in grado di donare loro un’atmosfera magica, durante il loro unico mese di permanenza in Italia, in rientro dalla frenetica vita Londinese.

Questa zona della Toscana è caratterizzata da estati aride e siccitose e la disponibilità idrica è bassa. L’ obbiettivo da progettista del verde era chiaro, creare un giardino a ridotto fabbisogno idrico e a bassa manutenzione. La chiave è stata quella di andare a ridurre il più possibile le superfici a prato, utilizzando una varietà molto più resistente della classica Festuca, con un’esigenza idrica nettamente inferiore ed andando ad esaltare il contesto con bordure ricche di erbacee perenni e graminacee, nelle aree del giardino limitrofe all’abitazione e alla piscina, così da avere un’esplosione di colori nel periodo in cui i proprietari sono presenti.

Nelle aree perimetrali, per permettere di avere una copertura permanente durante tutto il corso dell’anno, sono state utilizzate prevalentemente piante mediterranee sempreverdi, per creare una vera e propria macchia mediterranea, quindi una siepe diversa dalla classica mono-varietale e di forma regolare, ma ricca di specie, con dei tocchi di colore dati da cisti, ginestre, budleje e movimento portato dalle graminacee.

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Loro Ciuffenna

Loro Ciuffenna

Ci troviamo nelle colline limitrofe al piccolo borgo di Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo. Questo progetto nasce dall’esigenza della committenza di avere un giardino da vivere tutto l’anno, a bassa manutenzione e con l’inserimento di piante a ridotto fabbisogno idrico, data la poca disponibilità di acqua. Il progetto inizia con l’inserimento di un esemplare di olivo ‘Olea europea’, così da non avere un dislivello netto tra il grande muro di contenimento e le piante delle bordure sottostanti creando una sintonia con i terreni limitrofi, ricchi di olivete.

La regola base per la creazione di un vero e proprio dry garden è di piantare nel periodo autunnale, così che le piante possano approvvigionarsi durante la stagione piovosa di più acqua possibile e sviluppare gli apparati radicali in profondità, questo ci permetterà, una volta arrivati nel periodo estivo, di avere essenze in grado di resistere alla siccità, irrigando con una frequenza ridotta, ma in maniera piuttosto abbondante.

Per la buona riuscita di questo progetto è stata fondamentale la scelta delle piante, principalmente sono state usate sfere di dimensioni diverse, di arbusti mediterranei sempreverdi, così da garantire un effetto di riempimento per tutto l’anno. Immerse in questa matrice sempreverde, troviamo prevalentemente erbacee perenni e graminacee, in grado di legare armoniosamente il giardino con le campagne circostanti, di garantire un effetto di fioriture prolungato per tutta l’estate e non monotono.

Un elemento fondamentale, che soddisfa i requisiti di un vero e proprio dry garden, è l’utilizzo di ghiaia come materiale pacciamante, in grado di creare uno strato permeabile, arieggiato e ostile per la crescita di erbe infestanti.

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Montelupo Fiorentino

Montelupo Fiorentino

Non sempre il concetto di dry garden è legato a casolari antichi o poderi immersi nella natura selvaggia. Al contrario, può convivere perfettamente con architetture moderne e contesti urbani più popolati. Anzi, è proprio in questi luoghi che le comunità vegetali risaltano maggiormente, creando atmosfere quasi surreali: un equilibrio tra spontaneità e rigore, tra natura e design contemporaneo.
In questo caso, una struttura architettonica rigida e squadrata richiedeva un giardino dalle linee morbide e fluide, capace di alleggerire i volumi e di fungere da punto di transizione con il paesaggio naturale circostante, nonostante la vicinanza con la città. Come in molti dei miei interventi, la principale criticità è stata la mancanza d’acqua, un tema ricorrente che orienta ogni progetto verso l’impiego di piante a ridotto fabbisogno idrico e a bassa manutenzione.
Questo giardino ne è una dimostrazione concreta: nonostante i problemi iniziali dovuti a lavori di movimento terra eseguiti in modo non corretto (da ditte esterne), pendenze dirette verso la struttura e terreno di riporto inadatto, è stato possibile ripristinare le condizioni ideali grazie alla collaborazione con operatori esperti e consapevoli dei rischi derivanti da soluzioni apparentemente “economiche”.
Sono stati necessari diversi giorni di lavoro per ristabilire le giuste pendenze, migliorare la struttura del suolo con l’aggiunta di sabbia e riportare in superficie il terreno naturale, fisiologicamente drenante ma ormai sepolto. Solo allora è potuta iniziare la vera costruzione del giardino, modellando le linee dolci che separano le superfici a prato dalle bordure.
La scelta vegetale ha avuto un ruolo fondamentale: creare un legame visivo e percettivo con il paesaggio circostante, come se il giardino ne fosse la naturale prosecuzione. Le graminacee ornamentali sono diventate la matrice principale: piante dinamiche, leggere, capaci di cambiare colore con le stagioni e di offrire un senso di pienezza, mai pesante. Accanto a esse, erbacee perenni come Aster e Veronicastrum aggiungono tocchi di esuberanza, alternandosi a specie dalla fioritura più discreta, ma sempre interessanti nel corso dell’anno. Era infatti essenziale creare un giardino che fosse attivo in ogni stagione, poiché la committenza lo vive quotidianamente.
In sintesi, questo progetto conferma che il dry garden non è un concetto legato a un unico contesto o stile architettonico, ma una filosofia progettuale versatile e sostenibile, capace di adattarsi e valorizzare ambienti molto diversi tra loro.

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Villa Oliveto Castelmuzio

Villa Oliveto Castelmuzio

Ci troviamo nel cuore della Toscana, in una delle aree più iconiche della regione: la Val d’Orcia, terra di ampi orizzonti, viali di cipressi e paesaggi naturali straordinari.
La committenza, inizialmente inconsapevole delle potenzialità del luogo, mi ha lasciato grande libertà espressiva, permettendomi di valorizzare al massimo la mia creatività di progettista del verde.
Realizzare un giardino a basso fabbisogno idrico in un contesto dove l’acqua è una risorsa limitata è una necessità, ma anche una grande sfida. I terreni della zona (pesanti, argillosi e tufacei) non consentivano interventi radicali come la rimozione di 30-40 cm di suolo e il successivo riporto di substrato, a causa dei costi elevati.
È stata quindi determinante la collaborazione con un giardiniere esperto, che ha saputo lavorare il terreno in profondità, ripassandolo più volte per migliorarne la struttura, alleggerendolo con sabbia e arricchendolo con una frazione di compost. Creare un substrato idoneo al corretto sviluppo delle comunità vegetali è più della metà dell’opera: anche il progetto più curato perde valore se il terreno non è preparato con attenzione.
Il progetto trae ispirazione dai paesaggi spontanei della Val d’Orcia e dalle vegetazioni pioniere che li popolano. Essendo lo spazio esterno di un boutique hotel dedicato a matrimoni ed eventi, è stato necessario prevedere anche ampie aree a prato, conciliando l’esigenza estetica e funzionale con la filosofia del dry garden.
Un dry garden è un ecosistema autosufficiente, fondato su substrati drenanti e porosi, superfici pacciamate a ghiaia e piante mediterranee resistenti alla siccità e alle condizioni climatiche estreme. In questo caso, pur non potendo creare un dry garden “puro”, si è scelto di ridurre l’irrigazione mediante l’utilizzo di varietà di prato resistenti alla siccità e di automatizzare la manutenzione con l’impiego di robot tagliaerba.
La composizione vegetale è basata su una matrice sempreverde di arbusti mediterranei, come Cistus e Pistacia lentiscus, arricchita da graminacee ornamentali (Stipa, Pennisetum) che conferiscono naturalezza e movimento. Da questa base emergono fioriture delicate e non invadenti, capaci di offrire pennellate di colore dalla primavera all’autunno inoltrato, in un equilibrio continuo tra bellezza e sostenibilità.

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